Rischio idrogeologico e frana di Casamicciola, dal monte Epomeo morte e distruzione
Il 26 novembre dello scorso anno la frana di Casamicciola, a Ischia, ha causato morte e distruzione. Un evento che ancora una volta evidenzia la fragilità di alcune zone dell’Italia. Aree particolarmente vulnerabili ai fenomeni di dissesto idrogeologico. Il nostro Paese è tra i più colpiti in Europa dai fenomeni franosi. Si stima che il 70% delle frane che riguardano il continente sono italiane.
In questo articolo cerchiamo di fare luce sulle cause e sulle conseguenze del rischio idrogeologico in Italia. Cercando risposte su come si può fare prevenzione e come si possono gestire eventi così gravi per proteggere le comunità e l’ambiente.
Cos’è il rischio idrogeologico
Rientra nel rischio idrogeologico la percentuale alta di probabilità che in una determinata zona si possano verificare, anche con una certa frequenza nel tempo, eventi meteorologici o idrologici . Ci si riferisce a alluvioni, frane, esondazioni, mareggiate. Fenomeni vasti che provocano morte e distruzione. Il rischio è strettamente collegato alle caratteristiche del territorio e comprende la vulnerabilità delle popolazioni e le eventuali misure di prevenzione e mitigazione da adottare.
Quali sono i fattori del rischio idrogeologico?
Tra i fattori naturali ci sono sicuramente le caratteristiche del territorio. La presenza di fiumi, torrenti, laghi o mari; così come la composizione del suolo, la pendenza del terreno, la presenza di frane o dissesti idrogeologici sono i principali. Anche il clima va preso in considerazione, poiché la quantità di precipitazioni, nonché la loro intensità e la loro distribuzione nel tempo incide tantissimo.
Gli eventi meteorologici estremi, come le tempeste, le ondate di calore, i tifoni o gli uragani sono tra i fenomeni legati alla crisi climatica e, una volta rari, oggi sempre più frequenti. A quanto detto finora, aggiungiamo l’urbanizzazione incontrollata e la cementificazione del territorio in grado di alterare il sistema idrogeologico e a favorire l’insorgenza di eventi alluvionali. Anche la manutenzione insufficiente o inadeguata a argini, dighe e ponti possono essere all’origine di tragiche conseguenze. Non ultimi lo sfruttamento incontrollato del suolo, l’abbandono delle terre, la deforestazione, l’intensificazione agricola e l’inquinamento delle acque aumentano a dismisura il rischio. Così come la mancata sensibilizzazione della popolazione sui rischi e sui comportamenti da adottare in caso di emergenza.
La mappa del rischio frane in Italia, realizzato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, individua le zone a maggior rischio di frana in base alla loro vulnerabilità geologica, idrogeologica e antropica.
In Italia circa il 14% del territorio è a rischio frane, con circa 5 milioni di persone che vivono in queste zone. In particolare, le regioni più a rischio sono: la Valle d’Aosta, il Trentino-Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia, la Liguria, la Sardegna.









